Archive for 2010

articoli con i nomi propri

March 1st, 2010

C'è una cosa che ho visto soltanto in italiano, cioè l'uso dell'articolo con i nomi delle persone. Qui si legge che non si usano, però io li ho visti spesso, come "Pronto? Sono la Giovanna".

Per me è già una stranezza vedere "la Norvegia" oppure "la Google", perchè sono nomi propri, no? Voglio dire, non esiste più di una Norvegia, dunque perché mai si dovrebbe specificare di quale Norvegia si parla? Inoltre, si presenta il problema della scelta del genere. Non esiste nessun motivo per cui Google è femminile oppure maschile, perché non è proprio una parola appartenente all'italiano. Probabilmente esiste un tacito accordo riguardo a Google - visto che è una ditta nota in Italia - ma che mi dite della banca polacca PKO? Il PKO oppure la PKO?

i punti cardinali

March 1st, 2010

I punti cardinali sono il nord, il sud, l'est e l'ovest. Ma più spesso si usano i nomi alternativi:

il nord - settentrione
il sud - meridione
l'est - oriente
l'ovest - occidente

Sembra che questi nomi provengano dal latino. Per me sono molto più difficili da ricordare. Oriente va bene, perché si usa anche in inglese, perciò occidente dev'essere la direzione opposta. Ma meridione non mi dice niente. Su Wikipedia si può leggere che quel nome vuol dire che a mezzogiorno il sole si trova verso sud.

Il paradosso del tempo

February 27th, 2010

Ho finito un altro libro: "Il paradosso del tempo" di Philip Zimbardo. Tutto sommato è stato molto interessante. Si tratta della psicologia del tempo, cioè i modi in cui percepiamo il tempo come una condizione in cui vivere. Secondo Zimbardo, ci sono cinque modi di pensare il tempo. Essi sono il passato-positivo, il passato-negativo, il presente-edonistico, il presente-fatalistico, infine l'orientamento sul futuro. Quindi, ci sono delle persone che vivono soprattutto in uno di questi "orientamenti", ciò influenza la loro vita molto più di quanto non se ne rendano conto.

Tanto per cominciare, coloro i quali hanno avuto un passato molto traumatico, e in più vivono come si può dire "nel passato" non riescono a estrarsi da questi avvenimenti. Secondo questa psicologia del tempo, il passato è importantissimo per tutti noi, perché ci dà una continuità, ci dà delle radici. Senza un passato felice (o almeno un passato tranquillo), non si può vivere serenamente il presente.

Poi, c'è il presente. Ci sono delle persone che vivono "l'adesso" vivacemente, ma ci sono anche quelle per cui la vita non ha senso, è tutto deciso, non si può cambiare nulla. Quest'ultimo orientamento è distruttivo e ci fa cadere nella depressione.

Infine, c'è il modo in cui concepiamo il futuro. Per cui, per coloro i quali il futuro è più importante del presente, il vivere è sempre schiavo dell'orologio, lottando contro il passare del tempo.

Come ho detto, mi è piaciuto questo libro, ma non è proprio un testo di letteratura. Questi libri su base scientifica contengono molte note bibliografiche, attraverso le quali puoi accedere alle fonti scientifiche. Ma per questo sono anche un po' pesanti. Sono stati scritti per essere precisi, non per essere belli da leggere.

gli articoli con i nomi delle lingue

February 27th, 2010

Non ho ancora capito bene quando si usano gli articoli con i nomi delle lingue. Si deve dire "parlo l'italiano" o va bene "parlo italiano"? "conosco l'italiano"? "in italiano si dice.." oppure "nell'italiano si dice.."?

Naturalmente, si dice "la lingua italiana", non soltanto "italiano" come aggettivo, ma quali sono le regole? Infatti, se dicessi "parlo l'italiano" potrebbe anch'esso significare italiano come aggettivo. Non avrebbe senso, ma tecnicamente lo si potrebbe interpretare così, mi pare.

fake a dual monitor display!

January 30th, 2010

Wouldn't we all love to have a beefy workstation with at least two giant lcd monitors? Alas, I have a slim laptop with a small screen. And another laptop, almost 10 years old, albeit with a nice and large screen. I naturally prefer to use the newer machine for performance, but it also means making do with a small monitor.

I can tell you it's a real pain to author latex documents this way, I can't fit both the kile and evince on the screen at the same time. It wasn't until recently that it hit me what I was doing wrong. There are three processes involved here:

  1. Document editor.
  2. Compiler (I run a loop that invokes make continuously in the background).
  3. Document viewer.

Come to think of it, this applies just as well to coding if you think "running the code" on the last step.

Well, X11 is a display server, for peet's sake! So you have the editor on the workstation, but then you log in from the other laptop (with the larger screen) and run evince to display there.

Just do:

oldlaptop$ ssh -XYC workstation

Don't ask me why -Y, I don't know, but that's how I get my ubuntu to allow remote connections.